È un periodo di grandissimi mutamenti per Grass Fed Italia e tra poco più di un mese compierà un anno.

Festeggeremo con tantissime novità, ma oggi voglio parlarti di altro. Oggi voglio condividere con te una piccola perla.

Ti invito comunque a rimanere connesso e ad iscriverti alla newsletter, entro il mese di maggio riceverai un regalo inaspettato 😉

IL PRIMO PASSO

Hai mai avuto a che fare con un motivatore?

Al giorno d’oggi vanno parecchio di moda.

No, non parlo dei pochi formatori che, grazie ai loro risultati, sanno passarti strumenti davvero utili per la tua vita.

Parlo di quelli che si spacciano per una specie di santone che, grazie alle loro frasi da baci perugina e qualche esercizio sbalorditivo imparato con un video su youtube, si offrono di aiutarti in cambio di cifre assurde.

Ti dicono che grazie a loro vedrai sempre la luce in fondo al tunnel e rimarrai produttivo anche quando le cose non girano bene…

Perdonami, ma per me questi personaggi sparano solo grandi stupidaggini utili a spillare soldi a quelle persone che sono alla costante ricerca della pillola magica, della scorciatoia segreta per ottenere risultati eclatanti senza sforzi!

C’è però una frase che gira parecchio tra questi santoni, che mi ronza in testa da qualche settimana.

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.”

In un anno siamo riusciti ad arrivare alla terza fase.

Perché?

Perché non ho mai usato mezzi termini parlando certi processi contro natura e dannosi per l’uomo.

Perché in poco meno di un anno ho portato, insieme ai miei collaboratori, più informazione e attenzione al consumatore di quanto certi abbiano fatto in 40 anni di lavoro.

Tra l’altro non ho scoperto nulla di nuovo.

Mi sono limitato ad informarmi consultando siti di tutto il mondo, ricerche scientifiche, libri e mi sono riportato ad interviste, servizi e notizie dei media italiani e stranieri.

È per questi motivi che le persone – in particolare gli allevatori – che sono venuti in contatto con Grass Fed Italia, si sono divisi in due gruppi:

  1. Quelli che ci attaccano quotidianamente, parlando di marchette e di parole che non fanno bene ai produttori nostrani;
    .
  2. Quelli per cui ho iniziato questo progetto, lasciandomi alle spalle un percorso più facile e sicuro, ma sicuramente con meno stimoli. Gli allevatori, i produttori più lungimiranti. Quelli che hanno a cuore l’ambiente, la salute del consumatore e la qualità di vita dei propri capi di allevamento.

Posso solo essere onorato di parlare con persone così, che non si svendono per qualche euro in più e che sono sempre aperti al dialogo e all’innovazione.

Persone che amano il proprio territorio e vogliono essere in prima linea quando si tratta di lavorare per migliorare l’ambiente ed offrire prodotti di alta qualità.

IL SECONDO PASSO

Ora voglio parlarti di uno studio in particolare, che è – secondo me – il primo passo per qualcosa di molto più grande.

Quante volte hai dovuto leggere di studi e statistiche non italiane, che riportavano i benefici di un allevamento al pascolo, con bovini nutriti ad erba?

Sono lieto di poterti presentare il primo studio indipendente e completamente italiano sulle emissioni CO2 di un allevamento Grass Fed.

Parliamo dell’allevamento di Massimiliano Samsa e del suo team composto dalla moglie Mara, il fratello Davide, i loro genitori Paolo e Ariella.

Ho avuto piacevoli conversazioni con Massimiliano e, ad onor di cronaca, non ha avuto affatto bisogno né di me, né di nessun altro per rivoluzionare la sua azienda agricola ed agrituristica Parco Rurale “Alture di Polazzo”; gli ho solo chiesto il permesso per riportare qui i risultati del suo lavoro.

Ciò che segue da qui in poi è scritto è frutto integralmente di ricerche svolte sui suoi allevamenti, siti in Italia;

Ti invito a visitare il sito della sua azienda per avere maggiori informazioni su questo splendido progetto www.parcorurale.it e l’ e-shop www.carsolinoalturedipolazzo.it

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Allevamento Grass Fed: qual è il suo impatto di emissioni Co2?

Abbiamo voluto capire se un allevamento come il nostro, dove:

  • conduce gli animali al pascolo 365 giorni all’anno,
    .
  • la razione giornaliera è data dal 95% di erba brucata dagli animali (non sfalciata) solo il 5% della razione giornaliera media annua è data da mangime OGM Free

abbia un’emissione di CO2 più bassa degli allevamenti convenzionali e biologici con metodo di alimentazione a granaglie.

Leggendo varie pubblicazioni su internet si intuisce che gli animali da allevamento per il consumo umano di latte e carne producono una quantità considerevole di CO2, ma se gestiti

in modo più naturale possibile avrebbero un impatto diverso?

In bibliografia è possibile trovare dati riguardanti le emissioni CO2 per la produzione di un kilogrammo di peso vivo dell’animale.

In particolare i dati presenti nella tabella sotto riportata provengono dall’articolo “Carbon Footprint of Beef Cattle”. (Raymond et al. 2012)

Tabella che riporta le produzioni di CO2 per kilogrammo di peso vivo in varie nazioni.

Per allevare un bovino europeo da 550 kg (peso vivo) si producono quindi 5720 kg CO2 seguendo la dieta alimentare indicata nella tabella sottostante (convenzionale o biologica):

I fattori che compongono questa quantità di CO2 emessa da un bovino sono 3:

1) emissione produzioni alimenti 34%: emissioni che si producono per produrre e alimentare l’animale tutto l’anno con alimentazione riportata nella tabella precedente (non a pascolo);

2) emissioni stoccaggio reflui 10%: la gestione e lo stoccaggio delle deiezioni, provoca delle produzioni di CH4(metano) derivanti dalle fermentazioni anaerobiche. Di solito il metodo di stabulare gli animali è su grigliato, come comunemente avviene nelle pratiche degli allevamenti italiani convenzionali e biologici, producendo quindi esclusivamente liquame.

3) Emissioni enteriche 56%: la somministrazione degli alimenti agli animali, provoca delle produzioni di metano derivanti da fermentazioni enteriche;

La gestione dell’animale con il metodo di Allevamento Grass Fed può abbassare queste emissioni?

 

1) L’emissione Co2 per la produzione degli alimenti:

si avvicina quasi allo zero, essendo i nostri animali alimentati al 95% con pascolo 365 giorni all’anno non dobbiamo produrre alcun alimento.

Inoltre l’acqua che diamo da bere ai nostri animali è per l’80% piovana, acqua che tramite le falde dei tetti aziendali riusciamo ad immagazzinare in cisterne da 200 ettolitri l’una.

Vediamo velocemente la differenza di emissioni Co2 con un allevamento standard (No Grass Fed)

Tabella rappresentante i valori delle emissioni di Kg di Co2/ettaro e Kg di Co2/ Kg di prodotto in relazione alle colture utilizzare per alimentare ci capi di bestiame di un allevamento convenzionale (NON Grass Fed).

Esempio di calcolo di emissioni legate all’ alimentazione standard:

A titolo esemplificativo, i risultati standard che vengono di seguito riportati fanno riferimento a una razione ordinaria descritta al punto precedente.

Tenendo in considerazione le condizioni prima citate, ovvero un animale di 350 kilogrammi che ingerisce 11.25 kg/giorno di alimento,

considerando 4400 kcal/kg di energia grezza contenuta nell’alimento, otteniamo che l’animale ingerisce giornalmente 49500 kcal.

L’ICPP stima che il 6% di tale energia venga persa sotto forma di emissioni di CH4(metano),

esso viene prodotto nelle fermentazioni enteriche degli animali (2970 kcal/gg pari a 1084050 kcal/anno che corrispondono, tenendo conto di un potere calorico pari a 13350 kcal/kg, a 81.20 kg/anno).

Il valore di massa di CH4 calcolato è poi moltiplicato per il fattore GWP di conversione in CO2 (come visto pari a 21) per ottenere la produzione annua di 1700.25 kg CO2.

 

2)Emissioni stoccaggio reflui:

anche questo fattore si avvicina quasi allo 0.

I nostri animali fanno i loro escrementi al pascolo, loro escono dalla stalla per mangiare e ruminare 6 volte al giorno ad intervalli di 4 ore,

quindi le loro deiezioni nel paddok sono molto ridotte.

Inoltre la stalla viene pulita 1 volta al mese e lo sterco raccolto (non è letame perché non usiamo la lettiera con fieno o paglia) viene sparso al pascolo.

 

3)Emissioni enteriche:

questo tipo di emissioni chiaramente non riusciamo ad arrivare allo 0.

Sicuramente si riducono perché mangiando erba il valore energetico di quest’ultima è molto più basso rispetto alle razioni indicate nella tabella precedente e quindi più facilmente digeribile.

 

Ma nell’allevamento Grass Fed c’è un altro fattore che riduce le emissioni CO2:

 

Il pascolo è un tipo di coltura perenne non annuale (non si sfalcia, non si ara la terra o la si muove).

Nelle colture a seminativo ogni volta che si ara un campo, la CO2 fissata nel terreno dalla pianta annuale, viene rimessa in circolo nell’atmosfera.

Il pascolo invece continua perennemente a fissare la CO2 nel terreno arrivando anche al 75% del metano emesso con le ruminazioni (Nelle praterie il bilancio del carbonio è positivo, per cui esse sequestrano in modo permanente la CO2 (Schulze et al, 2009).

La loro capacità di assorbimento è valutata in 50100 g mq/anno di Co2 (Soussana et al, 2007), in funzione essenzialmente dell’età dei cotici e delle pratiche di gestione.

Per il continente europeo si stima un valore medio di 67 g mq/ anno di Co2 (Janssens et al., 2003).

Nei seminativi, invece, il bilancio è negativo, causa principalmente la lavorazione del suolo, con un saldo medio nel continente di 92 g mq anno (Freibauer et al., 2004).

Continuando…

Questi flussi sono relativi all’ecosistema vegetale, al netto dei flussi generati negli allevamenti che, notoriamente, rappresentano il principale contributo del settore primario all’effetto serra (80% secondo Christensen et al., 2011).

Per i cotici si tratta di flussi potenzialmente in grado di compensare circa il 75% del metano emesso con le ruminazioni (Tallec et al., 2012), mentre per i seminativi si tratta di emissioni aggiuntive.

Anche se una dieta ricca di foraggio incrementa la produzione enterica di gas serra (CH4 e CO2) a motivo di rapporti più sfavorevoli tra gli acidi grassi volatili ruminali (McDonald, 1981), lo scarto tra i flussi di carbonio dei cotici erbosi e dei seminativi sovrasta di gran lunga questi incrementi, facendo della salvaguardia delle foraggere permanenti una delle azioni più importanti in campo agricolo nella strategia di contrasto al surriscaldamento del pianeta (Soussana et al., 2010).

Infine boschi sui terreni destinati a pascolo:

nelle aree destinate a pascolo ci sono alcuni punti dove vengono lasciati a bosco per avere una biodiversità sia di vegetazione ma anche faunistica.

Nel nostro caso sui pascoli dove i nostri animali pascolano, abbiamo un 10% della superficie destinata a bosco.

I boschi sono piante perenni con un’alta potenzialità di fissazione di CO2 che può variare da 70 a 130 ton/ha.

Con un solo ettaro di bosco si può fissare la CO2 emessa per la gestione di allevamento di 10 bovine.

Si può quasi affermare che il sistema di allevamento Grass Fed abbatte di quasi il 100% la produzione di emissioni di CO2 rispetto agli allevamenti dove si alimentano gli animali a sementi (convenzionali o biologici).

PARTE SECONDA

 

Dalle osservazioni riportate la parte precedente si vuole anche capire quanti chilogrammi di CO2 vengono emessi per produrre 1 kg di carne di bovino CARSOLINO “Alture di Polazzo” allevato con il metodo Grass Fed.

Navigando sempre su internet ci siamo imbattuti nel sito internet della Coop Consumatori. La Coop è la prima azienda al mondo ad avere la Certificazione EDP (Environmental declaration product) sui prodotti alimentari da lei commercializzati.

In merito alla carne, nella tabella sottostante, potete vedere tutte le fasi di emissioni Co2 per arrivare a 23,0 kg/CO2 per carne di bovino adulto edibile.

 

Con la gestione del nostro allevamento Grass Fed, come riportato nella prima parte, possiamo togliere sicuramente dai 20,1 kg/CO2:

  • I 3,8 kg/CO2 della razione,
  • I 4,4 kg/CO2 delle fermentazioni enteriche e gestione delle deiezioni,
  • All’interno del nostro allevamento, per motivi organizzativi, non abbiamo fattrici perché acquistiamo le vitelle di 6 mesi da stalle ad alimentazione a granaglie, ma riteniamo che i 11,7 kg/CO2 possono essere tolti perché se ci fossero le fattrici, anche loro come gli altri bovini brucherebbero l’erba, e le deiezioni verrebbero fatte all’aperto dove i pascoli essendo colture perenni fisserebbero la CO2 prodotta dalle fattrici.

Ottenendo quindi solo un totale di 0,1 kg/CO2 emessa per la gestione della stalla.

La nostra azienda per aiutare il tessuto sociale del Friuli Venezia Giulia cerca di contribuire il più possibile facendo acquisti e utilizzando servizi forniti da aziende regionali nell’ottica anche di produrre trasporti più corti possibili e con emissioni di CO2 più basse:

  • Acquistiamo vitelle da stalle del FVG;
  • Utilizziamo trasportatori, macelli, laboratori del FVG;
  • Il mangime OGM Free, viene acquistato da mangimifici del FVG.

I nostri prodotti CARSOLINO “Alture di Polazzo” di carne Grass Fed possiamo dire che sono Made in FVG.

Detto ciò non vogliamo togliere i 3,7 kg/CO2 prodotti da trasporti, macellazione, punto vendita, consumatore, packaging.

Sommando quindi 0,1 kg/CO2 per la gestione dell’allevamento ai 3,7 kg/CO2 arriviamo a 3,8 kg/CO2.

In conclusione per produrre 1 kg di Carne di Bovino CARSOLINO “Alture di Polazzo” si producono 3,8 kg/CO2

 

Alla presente tabella si può aggiungere:

  • La produzione di una bottiglia di vino costa all’ambiente 1,83 Kg di CO2;
  • La produzione in serra di 1 Kg di pomodori rilascia 3,5 Kg di CO2, rispetto a meno di 0,05 Kg della stessa quantità di pomodori prodotta in un campo;
  • Un chilogrammo di kiwi che arriva dalla Nuova Zelanda percorre circa 18 mila km ed emette circa 25 Kg di CO2;
  • 1 kg di pesche dal l’Argentina percorre oltre 12 mila km ed emette circa 16 Kg di CO2;

 

Da qui si vuole fare una piccola considerazione: se a livello mondiale il consumo di carne negli anni futuri comunque aumenterà, il metodo di allevamento da noi adottato potrebbe essere un modo per diminuire le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Inoltre invece di concentrare gli allevamenti in grandi feedlot, potrebbero essere utilizzate tanti pascoli e aree boschive abbandonate producendo forse anche la stessa qualità di carne ma ad impatto ambientale 0.

Interessante vero?

Se ti trovi dalle sue parti ti consiglio di visitare e soggiornare nell’agriturismo di Massimiliano, lui è disponibilissimo a farti vedere come lavora e spiegarti la sua filosofia.

Se vuoi approfondire la differenza sulle piante annuali/pluriennali ti consiglio di andare a leggere questo articolo>>> IL PATTO CON LA NATURA TRADITO DALL’UMANITÀ

Se sei anche tu un allevatore che sta applicando o si sta avvicinando alla filosofia Grass Fed e vuoi farci conoscere la tua storia contattaci!

 

Fonti:

https://drive.google.com/file/d/0B7sqF3RBnXzQZlJZd29CcFE4ZXc/view?usp=sharing

http://consumatori.ecoop.it/index.php/archivio/2013/2013ottobre/carnebovinacooplaprimaalmondoconcertificazioneedp/

http://www.sozooalp.it/fileadmin/superuser/quaderni/quaderno_7/3_Gusmeroli_SZA7.pdf

http://www.regione.piemonte.it/agri/quaderni/cms/index.php/articoli/analisiericerche/11articolosecondario5

http://news.klikkapromo.it/wpcontent/uploads/2011/08/Alimentipi%C3%B9inquinanti.jpg

http://quiimpresa.ilsole24ore.com/barillacfn/foodforsustgrowth/ConcentrazioneCO2CombatteTavola%20.php?uuid=7b6ff17cc86211deb5de9c13d4ba2bbd&DocRulesView=Libero

http://www.ecologiae.com/emissionico2bottigliavino/24879/

________________________

 

Ti prego di prender visione dei termini e condizioni d’uso del presente sito.

 

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