Venire a contatto con la Paleo dieta e conoscerne i principi base è stata la scoperta che ha influenzato maggiormente i miei ultimi anni di vita.

Per intenderci, quando ho concluso la lettura del primo libro di Robb Wolf “La Paleo Dieta” mi sono sentito come la scimmia del film “2001: Odissea nello spazio” che per la prima volta maneggia un utensile (colonna sonora compresa).

È stata una cascata.

Migliorando la mia alimentazione ho potuto migliorare prima il mio benessere fisico, di conseguenza quello mentale ed, inevitabilmente, tutti gli altri ambiti della mia vita.

Tutte le informazioni inerenti alla Paleo dieta sono controintuitive, mettono in discussione credenze alimentari marchiate a fuoco nelle abitudini personali e nella tradizione familiare.

Non ti nego che per la prima settimana mi sono sentito un traditore della patria a rifiutare piatti e alimenti che mangiavo di gusto fino a qualche giorno prima.

È stato davvero strano, ma dopo aver sperimentato in maniera corretta questo stile di vita per un mese ho deciso che non sarei tornato più indietro rinunciando a quei piatti che, solo oggi ne sono consapevole, erano stati una droga per me.

Man mano che studiavo ed applicavo tutto ciò, ottenendo i risultati sperati, ho avuto una piccola illuminazione che stavo pesantemente sottovalutando.

Avevo fatto mio il concetto di cibi specie-specifici e di evoluzione dell’alimentazione dell’uomo nella storia, ma solo in quel momento mi sono chiesto: “Se un’alimentazione contronatura ha portato così tante malattie e tanti problemi all’uomo, perché lo stesso principio non dovrebbe valere per gli animali di cui mi nutro?”

La carne è uno dei cibi più completi ed importanti; secondo uno studio pubblicato sul Nature[1], il consumo di carne è risultato addirittura decisivo nell’evoluzione del genere umano e nella lotta millenaria che ci ha portato ad essere la specie dominante sul pianeta terra.

Eppure, l’informazione giornalistica, televisiva e l’editoria di massa l’hanno demonizzata per anni, partendo dalle cause etiche, passando per additare la carne come causa delle più svariate patologie fino ai “presunti effetti cancerogeni”.

La risposta dell’industria della carne a tutti questi attacchi è stata quella di nascondersi dietro etichette colorate o dizioni rassicuranti ma non sempre chiare come “certificato”, “friendly”, “Biologico”, “gluten free”, “Km Zero”, “Filiera corta”.

Certo, alcuni termini dovrebbero servire a rassicurarti, soprattutto se la carne è la tua fonte primaria di sostentamento, ma cosa c’è davvero dietro?

Quello di cui sono sicuro, è che la Paleo, per fortuna, ti ha insegnato ad andare oltre le apparenze e di non fidarti solo del trito e ritrito “tutti sanno che”.

Le percezioni di un consumatore sono facili da ingannare, soprattutto quando si parla di prodotti venduti come salutari.

Il latte di soia, ad esempio, è una genialata del marketing, è consigliato da moltissimi nutrizionisti eppure, io e te, sappiamo benissimo che è veleno.

È proprio per evitarti di spendere soldi in prodotti che non sono quello che sembrano che oggi voglio darti qualche utile dritta che potrai utilizzare già dalla prossima volta che deciderai di acquistare carne.

Anche perché, come qualsiasi persona realmente in paleo, sono sicuro che hai già fatto studio e selezione per avere a portata le migliori verdure fresche non imbustate e la frutta di stagione, la frutta secca non trattata con agenti sbiancanti e i migliori integratori privi di spazzatura varia.

Perché non dovresti farlo in maniera corretta anche con la carne?

È vero che l’Italia ha leggi sugli allevamenti più stringenti rispetto ad altri stati ed in media una fetta di carne è più sicura di un corrispettivo americano, ma ciò ti mette davvero al sicuro?

Gli scandali sugli allevamenti intensivi sono all’ordine del giorno e, con una semplice ricerca su Google, scoprirai che molti grandi allevamenti intensivi non si sono fatti molti scrupoli ad andare oltre quanto effettivamente consentito dalla legge.

Arrivati a questo fatidico momento, sento già l’eco di tutte le persone che rispondono “Chissenefrega degli allevamenti intensivi, io compro carne dell’allevamento del vecchio zio Tom che vende solo carni biologiche. Sono furbo!”.

Se hai pensato una cosa del genere, ancora di più dovresti continuare a leggere per capire se davvero il buon vecchio zio Tom allevi capi di bestiame degni di tale nome, o si nasconde anche lui dietro pagine di regolamentazione e cavilli burocratici.

Prima di lanciarci a testa bassa per scoprire quant’è profonda la tana del Bianconiglio, partiamo dalla base, dalla domanda madre che dovrebbe frullare nella testa di qualsiasi persona si avvicina ad un allevamento.

Come vivrebbe in natura un capo di bestiame?

Per semplicità ti parlerò di bovini, che sono tra gli animali più consumati in Italia, ma il discorso vale per ogni erbivoro.

Evitando di essere troppo specifico, in un mondo incontaminato, vivrebbe esclusivamente pascolando e nutrendosi unicamente di piante erbacee.

Non è sufficiente ciò, ma sono le condizioni necessarie.

Sembra ovvio, no? Un erbivoro DEVE mangiare erba.

Non lo è per gli allevatori biologici come lo zio Tom, che, per farli crescere più velocemente ed avere più “resa”, cioè più carne da vendere, li nutrono con pastoni di granaglie e mais biologici, facendo pascolare poco e niente gli animali e lasciandoli quasi tutta la vita in una stalla.

Tu ce la vedi una bella mucca che in natura, mentre pascola sul suo bel prato verde, va in un campo di grano per farsi il suo pastone ipercalorico?

Assolutamente no! È un concetto contronatura.

In realtà gli allevamenti e le certificazioni biologiche sono specchietti per le allodole, migliori dell’allevamento intensivo, ma pur sempre specchietti per le allodole.

Non solo non rispettano l’alimentazione specie-specifica dell’animale ma, di fatto, gli negano anche la libertà di pascolo!

Anche se l’art. 20, comma 2 del Regolamento Europeo 889/2008 che regola le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 834/2007 relativo alla produzione biologica afferma che “per gli erbivori, i sistemi di allevamento devono basarsi in massima parte sul pascolo, tenuto conto della disponibilità dei pascoli nei vari periodi dell’anno

Letta così sembrerebbe una disposizione ammirevole, ma se sei un avvocato o uno studente di Giurisprudenza ti sarà caduto subito all’occhio la parte dell’articolo in cui si legge ” tenuto conto della disponibilità dei pascoli nei vari periodi dell’anno”.

In pratica si subordina l’obbligo di pascolo alla disponibilità del territorio stesso ed infatti, in Italia sono concesse da sempre deroghe su deroghe sulla base di “particolari condizioni del territorio” per cui anche se “allevati biologicamente” gli animali vivono, di fatto, in stalla.

Inoltre, laddove non ci fosse una deroga, molti organismi di certificazione aggirano questo obbligo di pascolo adottando una interpretazione fantasiosa (e condivisa dal Ministero e da alcune Amministrazioni Regionali):

“Per rispettare tale obbligo basta che esista un’area delimitata dove gli animali possono andare a pascolare, indipendentemente dal fatto che venga utilizzata o meno!”

in pratica è come se l’ente certificatore dicesse “basta che esiste una zona che assomigli ad un terreno per pascolare e per me hai diritto alla certificazione, non è importante se quest’area viene davvero utilizzata”.

Basta questo a farti capire che la dizione “Bio” in etichetta o una “certificazione” non sempre sono sinonimo di reale garanzia e, pertanto, devi approfondire per prendere decisioni consapevoli.

Tutte le deroghe, tutti i cavilli di cui ti ho appena accennato hanno ripercussioni negative sulla carne che poi viene messa sul mercato.

Partendo da un allevamento biologico, fino ad arrivare nei casi peggiori in cui si parla di allevamento intensivo, tra i peggiori danni alla carne degli erbivori dovuti ad una alimentazione basata sui cereali troviamo:

Calo drastico dei livelli di Omega-3 rispetto agli Omega-6: tutto ciò mette gli animali in uno stato di continua infiammazione che, unito allo stress delle modalità intensive di allevamento, intacca fortemente la loro salute. Da qui l’uso indiscriminato di antibiotici per curare le malattie croniche ed un ciclo di vita più breve dell’animale. Il rapporto Omega3/6 in questi casi è mediamente 1 a 20.

Maggiore resa, più grasso, meno nutrienti: I cereali fanno ingrassare molto di più e molto più velocemente l’animale producendo carne più grassa e più povera di nutrienti. Gli animali arrivano a completare in modo innaturale e precoce il loro percorso di crescita, ma producono molta più carne (a vantaggio delle tasche dei produttori).

Assenza totale di vitamina K2. Gli erbivori possono convertire molto efficientemente l’abbondante vitamina K1 contenuta nell’erba fresca in vitamina K2, fondamentale per l’organismo di ogni uomo (vitamina che non può essere convertita con una alimentazione basata sui cereali).

Alto rischio per gli animali di contrarre Escherichia Coli, batterio che può condurre a insufficienza renale, danno cerebrale e morte: tale batterio si riproduce in un ambiente altamente acido e trova terreno fertile nel rumine di erbivori ruminanti alimentati a cereali e debilitati dalle modalità di allevamento intensivo. La digestione innaturale dei cereali richiede una maggiore quantità di succhi gastrici, succhi che rendono il rumine acido facendo scendere il PH da 7 (valore neutro) a 4 (estremamente acido).

Ti dico la verità, quando ho iniziato a seguire la Paleodieta, ero ancora uno sbarbatello che studiava Giurisprudenza.

Ora a casa mia tre persone su cinque seguono stretti protocolli autoimmuni.

Raccogliere tutte queste informazioni e rendermi un consumatore consapevole mi è costato davvero un bel po’ di studi, di tempo e di energie, ma ha aiutato me e le persone a cui tengo di più ad evitare di rovinare con errori ingenui un regime alimentare che, nel tempo, ci ha portato davvero tanti benefici.

La soluzione a tutti i mali sembrava essere a portata di mano, quando ho sentito parlare per la prima volta di carni alimentati ad erba; la cosiddetta Grass Fed.

Anche se non è ancora di uso comune, oggi sembra più comune sentir parlare di carne grass fed, mentre all’epoca davvero nessuno sapeva cosa fosse.

Se sei tra i pochi rivoluzionari che già consumano questo tipo di carne mi complimento con te e ti prometto che aprirò il vaso di pandora su questo mondo fornendoti delle informazioni che ti renderanno in grado davvero di riconoscere una vera carne Grass Fed, da una che è definita tale ma non lo è realmente.

Se invece non sai di cosa cos’è la carne Grass Fed o se ne hai giusto qualche reminescenza dal libro di Wolf non temere, svelerò subito l’arcano.

La carne Grass Fed è:

Carne proveniente da erbivori o ruminanti che sono stati allevati secondo la loro natura, vissuti a pascolo e nutriti del loro cibo specie specifico: l’erba!

Dietro questa apparente semplice definizione c’è un mondo che scopriremo insieme.

Per ora ti sia chiaro che NON basta dare un po’ di erba ad un animale di allevamento per definirlo – come alcuni fanno – “Grass Fed”.

Attualmente c’è parecchia confusione nella nostra nazione su cosa sia realmente la carne grass fed.

“Grass Fed” significa letteralmente “Nutrito con erba”, ad indicare che gli erbivori devono mangiare esclusivamente l’alimento per cui sono stati progettati da madre natura.

Partiamo dunque dalla base: quali animali possono essere definiti Grass Fed? Quali invece no?

Purtroppo alcuni furbetti, approfittando della confusione dovuta ad un mercato appena nato, hanno inventato polli e maiali “Grass Fed” portando molta confusione anche tra i seguaci della Paleo.

Spesso, infatti, mi arrivano richieste di questi fantomatici polli e maiali Grass Fed e mi tocca spiegare che non esistono!Ripetiamo insieme il ragionamento di prima.

Se tu hai capito che nei tuoi cibi specie specifici e in quelli degli erbivori non ci sono i cereali, al contrario, perché dovresti nutrire con erba chi erbivoro non è?

È carne grass fed solo quella proveniente da erbivori come bovini, ovini ed equini.
Maiali, cinghiali, polli e tacchini NON possono nutrirsi di erba.

Ma perché tanti stanno correndo a vendere tutti gli animali possibili come nutriti con erba?
Un erbivoro che è stato allevato secondo natura con metodologia Grass Fed[2] ha nelle sue carni:

Un perfetto equilibrio tra Omega-3/ Omega-6: Il rapporto varia da 1:2 a 1:5.

Beta-carotene: precursore della vitamina A.

Vitamina K2-MK4

Nessun residuo di ormoni,OGM, antibiotici, nitriti, nitrati e prodotti per la pulizia.

CLA (acido linoleico coniugato), potente antitumorale

Vitamina E, potente antiossidante che riduce il rischio di malattie cardiocircolatorie e cancro.

Più micronutrienti: contiene più potassio, ferro, zinco, fosforo e sodio.

È per tutti questi motivi – oltre quelli etici – che il mercato ha iniziato a muoversi in questa direzione per intercettare la rinnovata volontà dei consumatori di acquistare carne “sana e sicura”.

Penso tu lo abbia capito, non basta un simbolo accattivante, o una “certificazione”.

È il metodo che c’è dietro quella certificazione, marchio o etichetta che devi andare a scoprire, studiare e valutare.

Cosa chiedere e cosa valutare abbiamo iniziato a scoprirlo oggi, ma non basta! Lo approfondiremo insieme nei prossimi articoli.

 

 

 

[1]             Katherine,  Zink, Lieberman – Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans, Nature 531, pag 500–503 (24 March 2016).

[2]             Leheska, Thompson, Howe, Hentges, Boyce, Brooks, Shriver, Hoover and  Miller -Effects of conventional and grass-feeding systems on the nutrient composition of beef, J. Anim. Sci. 2008. 86:3575–3585 doi:10.2527/jas.2007-0565;
Daley, Abbott, Doyle, Nader and Larson 2010 “A review of fatty acid profiles and antioxidant content in grass-fed and grain-fed beef.” Nutrition Journal DOI: 10.1186/1475-2891-9-10;  Leheska, Thompson, Howe, Hentges, Boyce, Brooks, Shriver, Hoover, and Miller. 2008. “Effects of conventional and grass-feeding systems on the nutrient composition of beef”. Journal of Animal Science 2008 86: 12: 3575- 3585 DOI:10.2527/jas.2007-0565.

 

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